margine

Margine come limite, come confine che separa un noi da un loro, che caratterizza coloro che si sono allontanati troppo dalla norma e dal vivere comune rendendosi parte di quel confine, marginali. Persone che sono al margine e divengono margine.
di Jacopo Lascialfari

màrgine s. m. (ant. f.) [lat. margo -gĭnis, m. e f.]. –

La parte estrema ai due lati, o tutto intorno, di una superficie qualsiasi: i m. della vallata, della foresta, di un lago; arrivare fino ai m. dell’abitato; camminare sul m. della strada; il m. superiore, inferiore della piazza.  Anche orlo, bordo: sporgersi sul m. della rupe, del precipizio; sedere sul m. della riva, di un fosso; accostare, unire, cucire i m. di una ferita -rimarginare- Usato in locuzioni particolari, vivere ai margini della società o della vita sociale, detto soprattutto di individui o gruppi che campano di espedienti, privi di un mestiere o di un’attività regolare, oppure di persone che vivono in uno stato di emarginazione (Treccani, Vocabolario online)

[…] Tutte le volte che si metteva in fila alla mensa lo sentiva. Sentiva l’aria che fuggiva via dai polmoni e quell’ opprimente senso di soffocamento. Era l’orgoglio. Il suo orgoglio ferito che si piegava alla necessità di nutrirsi. Intorno a lei una massa crescente di miserabili. Puzzo di sudore, urina, alcol e sporcizia che si mescolava all’odore del disinfettante […] Da giovane non era stata brutta, anzi, era una ragazza che piaceva. I capelli rossi, gli occhi di un verde intenso, la fisionomia minuta. Il carattere forte, sbarazzino. Un’intelligenza brillante che l’aveva portata ad affrontare il mondo con sfrontatezza, sicura di avere sempre le spalle coperte dal padre e dai suoi soldi. Figlia unica di un imprenditore di provincia aveva avuto tutto ciò che desiderava. […] Era bella, giovane e intelligente a quel tempo. Aveva scelto di studiare medicina e otteneva ottimi risultati. La sua vita si divideva tra lo studio e gli amici. Era impegnata politicamente, era convinta di poter cambiare il mondo. L’eroina era un piacevole svago insieme al sesso e ai viaggi. Aveva cominciato in Spagna, aveva quattordici anni, quando suo padre l’aveva portata a conoscere il suo fratellastro […] Poi Marinella tornò a casa. Passarono alcuni anni prima che riprovasse l’eroina e quando la riprovò fu una luna di miele. Nonostante l’eroina riusciva a studiare e a vivere. Rimase incinta ed ebbe una figlia. Si sposò con un ragazzo con cui condivideva la passione dei viaggi e delle sostanze. Si sentiva invincibile, immortale. Fu al ritorno dalla Germania che lo scoprì. Era stata male tutto il giorno. In aereo aveva avuto freddo. Quando scese era percorsa da brividi, la fronte in fiamme. Il padre all’aeroporto per riaccompagnarla a casa quando la vide si spaventò. […] Poi Marinella non ricordava altro. Ricordava solo la faccia del medico in ospedale. Un medico giovane con dei fogli in mano. Al fianco del letto c’era suo padre. AIDS. Erano i primi anni della comparsa della malattia. Gli infettati morivano come mosche dopo pochi mesi di agonia. Marinella considerò finita la sua esperienza di vita. Decise di abbandonare tutto. Prese un aereo e volò a Londra dalla madre dove si abbandonò all’alcol e all’eroina.

Margine come limite, come confine che separa un noi da un loro, che caratterizza coloro che si sono allontanati troppo dalla norma e dal vivere comune rendendosi parte di quel confine, marginali. Persone che sono al margine e divengono margine. Marginali che vivendo in società industriali avanzate, specialmente nelle grandi aree urbane, e subendo gli effetti di fenomeni (emarginazione, marginalizzazione) dovuti a cause diverse ma in generale connessi con le modalità di sviluppo economico e industriale si trovano esclusi dal mercato del lavoro e, quindi, dai livelli generalizzati dei consumi, con conseguente impoverimento della loro vita culturale e sociale.

[…] Mario non sopportava tutto quel rumore. Mangiava sempre da solo, non parlava con nessuno. Si tratteneva a mensa solo il tempo necessario e cercava di renderlo il minore possibile. Il primo giorno che entrò, spinto dalla fame, si mise a piangere. Quarant’anni, due figli e una moglie persi nel naufragio della storia d’amore della sua vita. Una piccola ditta di artigiano affossata dai debiti e dagli alimenti che ogni mese doveva versare. La stanza in affitto diventata di colpo troppo cara. Dopo averla lasciata si era ritrovato a vivere in auto. L’aveva trovata abbandonata, parcheggiata in periferia, in una zona poco frequentata, tra i capannoni industriali e le erbacce di una campagna violentata. […] Se solo fosse riuscito a trovare un lavoro! Era un bravo muratore, tutti lo avevano sempre detto. Adorava quel mestiere, lo svegliarsi presto al mattino, l’odore del cemento fresco, la spossatezza la sera prima di dormire. Da quanto tempo ormai non provava più quella stanchezza. Gli sembrava fossero passati secoli. […] Quando arrivò alla zona industriale le fabbriche erano ormai chiuse. I capannoni deserti erano illuminati dalle luci gialle dei lampioni. Aveva smesso di piovere. […] Ancora qualche passo e raggiunse l’automobile aprì lo sportello. La luce nell’abitacolo portò un po’ di chiarore in quell’oscurità. […] Mario si sedette al posto di guida, si tolse le scarpe e i calzini bagnati. Con uno straccio si asciugò i piedi. Cominciava ad avere freddo, si tolse il giubbotto e sconsolato si avvolse in una coperta sporca e piena di buchi, dopo aver chiuso lo sportello reclinò il sedile. Il buio lo avvolse, Mario prese dalla busta del discount un cartone di vino e cominciò a bere. […]

Marginale è chi lascia un luogo in cui era riconosciuto e si muove verso uno spazio in cui la propria identità viene sospesa, ridotta, ridefinita. È il trovarsi nello spazio vuoto del confine, dove il centro non è accessibile e l’origine non più abitabile. Nessuno abita mai completamente un centro, tutti siamo sospesi tra appartenenze e differenze, fra radici e aperture.

[…] “Sei in ritardo” disse l’uomo alla guida non appena aprì lo sportello. Bandele non rispose e si accomodò sul sedile. Il furgone partì, Erano ormai due settimane che aveva trovato quel lavoro, Niente di particolare, Faceva il manovale senza contratto per una ditta edile. Il capo, quello che guidava il furgone, era un tipo scorbutico e prepotente ma, alla fine della settimana, era puntuale nei pagamenti. Bandele sapeva che gli tratteneva gran parte dei soldi che gli sarebbero spettati, ma aveva maledettamente bisogno di quel lavoro, Doveva inviare denaro a casa. Casa. L’aveva lasciata tre anni prima assieme a una moglie bellissima e tre figli. Tutta la sua famiglia si era indebitata per permettergli di partire. Era la speranza del villaggio. Il viaggio era stato terribile; inizialmente aveva pagato il trasporto su di un camion straripante di anime fino al deserto, poi a piedi per oltre dieci giorni con poche provviste e poca acqua. […] Quando ormai era allo stremo delle forze, senza più acqua né cibo erano arrivati i militari […] Le jeep circondarono Bandele e gli altri che erano con lui. […] Bandele rimase qualche passo avanti mentre gli altri si raggruppavano tremanti alle sue spalle. Era grande Bandele. Un uomo robusto e forte che dieci giorni di deserto non avevano piegato. Quello che pareva il capo gli si avvicinò e con il calcio del mitra lo colpì all’improvviso alla bocca dello stomaco. Bandele cadde in ginocchio. Quando si svegliò era in una stanza fetida assieme a una ventina di persone ammassate a terra. […] La fuga rocambolesca poi il villaggio sul mare ed i lunghi giorni di attesa prima di partire. Viveva di espedienti in un luogo sperduto in un paese sconosciuto. […] Finalmente la partenza su un barcone macilento, le troppe persone a bordo, l’avaria, la burrasca, le grida concitate al telefono satellitare. […] Il centro di prima accoglienza , la fuga e i giorni da clandestino, poi finalmente quel lavoro, pagato poco ma pagato. […] La trave non la vide neanche, sentì solo il colpo. Il braccio della gru che la sosteneva cedette e la trave si schiantò sull’impalcatura, Bandele fu scaraventato a terra, un dolore lancinante a entrambe le gambe, il sangue che usciva dalla bocca. Qualcuno lo raccolse e lo portò sul furgone. […] Il furgone partì, Dopo un tempo indefinito si fermò. Fu sollevato e adagiato a terra al margine della strada, […]

Raccontare il margine significa dare voce a chi lo abita. Le storie raccolte dagli operatori del Centro Diurno  in via del Leone a Firenze restituiscono le vite di chi scivola fuori dal centro e cerca forme minime di sopravvivenza.

Il Centro Diurno La Fenice, finanziato dal Comune di Firenze e gestito dal Coordinamento Toscano Marginalità in RTI con CAT, Fondazione Solidarietà Caritas, Coop. Il Girasole e Ass. Progetto Arcobaleno, a cui Cat partecipa con un ruolo di sviluppo delle strategie all’interno della Cabina di Regia, gestendo lo sportello di Riduzione del Danno e con una presenza complessiva per 20 ore operatore settimanali.

Lo sportello di Riduzione del Danno funziona come ponte in continuità tra le unità di strada che percorrono i luoghi in cui si concentra la vita delle persone escluse. La stazione di Santa Maria Novella, via Palazzuolo, piazza Vittorio Veneto, il Parco delle Cascine, il Gasometro e l’Argingrosso. Spazi urbani che diventano confini visibili: luoghi di aggregazione, consumo, sopravvivenza.

Tra le unità di strada di Cat, citiamo qui Città Indipendente,  che promuove interventi di bassa soglia in strada, rivolti a persone migranti che vivono in condizioni di forte marginalità e che fanno uso di sostanze stupefacenti, legali e illegali come crack e psicofarmaci. L’équipe lavora a stretto contatto con Outsiders Firenze, l’unità di strada di riduzione del danno rivolta a persone che usano droghe. Città InDipendente interviene con azioni di riduzione del danno rispetto alle condizioni di vita da strada, policonsumo, dipendenza ed esclusione sociale; fornisce informazioni sulla rete di servizi e momenti di ascolto e counseling finalizzati a promuovere il cambiamento (autoregolamentazione dei consumi e promozione della salute); facilita l’invio e l’accompagnamento verso i servizi sociosanitari.   Il progetto è diventato un punto di riferimento per il target a cui si riferisce, anche grazie alla presenza in equipe di un mediatore linguistico-culturale di origine gambiana e un mediatore di origine Nord-Africana.

L’équipe rileva l’aumento del numero di migranti fuoriusciti dai percorsi d’accoglienza o che non vi hanno mai fatto accesso, impossibilitati ad avere i documenti spesso per reati ostativi, o perché privi di un contratto di lavoro, che vivono in occupazioni o in parchi cittadini e che vengono assoldate in mercati grigi o illegali o sono vittime di sfruttamento lavorativo. Anche le persone con contratto regolare o con permesso di soggiorno spesso vivono in situazioni alloggiative precarie per la difficoltà di trovare casa in affitto.

Povertà, classismo, razzismo, isolamento sociale, traumi passati, discriminazione di genere e altre disuguaglianze sociali influenzano pesantemente la vulnerabilità delle persone e la loro capacità di affrontare, in modo efficace, i danni causati dall’abuso di alcol o altre sostanze psicoattive. Delle persone incontrate poche sono in carico ai Servizi per le dipendenze e al Centro di Salute mentale, questo è dovuto a diversi fattori sia culturali che burocratici: mancanza di un approccio etno-clinico in molti servizi pubblici, l’impossibilità per le persone con STP* di una presa in carico non solo sanitaria, ma anche psicosociale, l’impossibilità di un cambiamento di setting di vita dovuto alla condizione di clandestinità’, l’utilizzo delle sostanze come strumento di automedicazione.

STP, o “Straniero Temporaneamente Presente”, è un codice che garantisce assistenza sanitaria urgente ed essenziale ai cittadini stranieri non appartenenti all’Unione Europea che si trovano sul territorio italiano senza permesso di soggiorno. Viene rilasciato dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL) o dalle Aziende Ospedaliere, è valido per sei mesi e può essere rinnovato. Il codice non dà diritto all’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e consente l’accesso alle strutture sanitarie limitatamente alle cure definite essenziali e urgenti.

condividi questa parola
scopri altre parole del glossario