Il lavoro di strada, nasce e viene pensato e costruito sulla scelta tecnica, negli anni 20 del ‘900, dell’ osservazione partecipante” e della ricerca-intervento sul campo (Scuola Sociologica di Chicago) che si svolgeva (svolge) prevalentemente basandosi sull’osservazione e sulla mappatura del territorio da realizzarsi camminando, attraversando, immergendosi e vivendo i luoghi ( e i non luoghi) di aggregazione dei gruppi sociali e i comportamenti degli individui che vivono le città, gli spazi urbani, strade, giardini e piazze, locali e strutture più o meno dedicati all’aggregazione delle persone.
Alle volte, superata la fase di osservazione e mappatura del territorio, le Unità di Strada scelgono di avvalersi di mezzi come “furgoni, furgoncini o camper” che diventano sportelli di ascolto e/o uffici ambulanti attraverso i quali portare i “servizi” sulla strada, nell’ottica di abbassarne quanto più possibile la soglia di accesso. In questo modo, l’Operatore Sociale può disporre di uno spazio informale dove accogliere, ascoltare, offrire un riparo temporaneo o disporre di strumentazioni e ausili per portare informazioni e creare “situazioni” attraverso attività di animazione di comunità.
Ecco allora, che i nostri furgoni diventano all’occorrenza uffici, centri di ascolto, laboratori, rifugi, chill out. Dentro si può parlare, chiedere o cercare informazioni, disporre di computer, ascoltare e creare musica, bere un tè, ristorarsi, ricevere presidi sanitari di prima necessità. Da oltre 20 anni per le strade e le piazze della Piana Fiorentina si può incontrare il furgone graffitato dell’Unità di Strada Flash, i cui operatori animano i luoghi di aggregazione giovanile insieme ai ragazzi attraverso la giocoleria, i laboratori di rap e hip hop, l’arte dei graffiti o semplicemente lo stare e il vivere quei luoghi, in ascolto e pronti a recepire idee, sogni o desideri.
Così come, fino a non molti anni fa, era possibile trovare sulle strade della periferia di Firenze il Camper Ukbit, colorato e attrezzato per attività di animazione di strada. O ancora, tutt’ oggi, imbattersi nel furgoncino di Outsider Firenze e Outsider Prato sul quale gli operatori sociali caricano materiale informativo e presidi sanitari da distribuire alla popolazione più ai margini delle nostre città. La notte, invece, da anni il furgone bianco dell’Unità di Strada Vivian Love, attraversa le strade della città e offre ristoro, sostegno e ascolto alle sex workers, intessendo relazioni, raccogliendo storie e offrendo opportunità altre.
I nostri “mezzi” sono impregnati delle storie di strada, della rabbia e della frustrazione, ma anche dei sogni e degli ideali di coloro che nel tempo vi si sono affacciati o vi hanno passato ore raccontando vite e storie incredibili e straordinarie; furgoni e camper, a volte un po’ malandati, ma che conservano l’essenza di storie sgangherate, straordinarie, folli, di vite vissute, che sono le storie di chi incontriamo ogni giorno sulla strada, e che diventano un po’ anche le nostre storie.
Ci piace condividere qui il pensiero di un operatore di strada che da molti anni si muove con la sua équipe per le strade della piana fiorentina a bordo del furgone di Flash e che, in modo ironico ma preciso, descrive le sensazioni e le emozioni di chi, con tenacia e dedizione, cerca costantemente il contatto con i più giovani e non si arrende all’idea che la socialità, ormai, sia solo quella che avviene dietro e dentro degli schermi:
Furgone: la mobilità, la strada, l’incontro, l’esplorazione delle periferie, i pomeriggi con i collegh@ in uscita che mi/ci hanno permesso di conoscere un’area metropolitana periferica per molti completamente ignota. La partenza ,il ritrovo, le uscite, il vedersi in missione, poi per chi? Per noi? Per loro? Per voi ?
I dubbi le riunioni di equipe a guardarsi negli sguardi per ottenere risposte in primis da noi in seconda ipotesi dagli altri, in terza ipotesi come chiave di comprensione per una società a volte dissociata che proprio negli angoli degli spazi dai più dimenticati si ritrova in un senso di socialità. Il continuo movimento/adattamento che poi è alla base dell’evoluzione umana grazie al furgone che diventa punto d’incontro; furgone che sognavamo dotato di pannelli solari, ma che,invece, continua a rovinarci la schiena col solito pesante generatore puzzolente di benzina da caricare e scaricare, che per fortuna negli anni si è fatto silenzioso e più leggero. Il furgone che da anonimo diventa graffitato e colorato aggirandosi da più di 20/30 (?) anni sulle strade grigie. L’arte che dal furgone si diffonde e sembra colare e colorare le strade con i progetti di street art; e poi ci si chiede ma siamo arrivati troppo presto o troppo tardi? Il furgone come paradigma di quel questionario sui desiderata dei “giovani” che poi vallo a capire dopo tanti anni che l’unico desiderio dei giovani sensato sarebbe stato “avere desideri”. Il furgone operativo che era in agguato osservante sulle panchine e punti di incontro prima che gli incontri non diventassero i punti di pixel di tag social georeferenziati. Insomma in questi anni da furgoni a operatori pimpati e furgonati, aumentando il bagaglio di conoscenze, dopando la motivazione, rimanendo sempre in ricerca e movimento, sempre per continuare a cercare di dare un senso al nostro tempo.