strada. la storia di emma

Tanto diffusa come metafora letteraria, quanto difficile e mobile contesto di intervento educativo. La strada è un “setting destrutturato”: uno spazio aperto, senza regole codificate, dove la relazione si gioca sul campo, tra imprevisti e scarti improvvisi. Se fosse un gioco da tavolo, le carte imprevisti toccherebbero ad ogni turno.
di Lan dai Phan

“Accadde qualcosa che non so dire a parole, forse sotto le macerie della rassegnazione, dell’impotenza, forse quella parte che si era ribellata ormai anni fa esisteva ancora.”

Tanto diffusa come metafora letteraria, quanto difficile e mobile contesto di intervento educativo. La strada è un “setting destrutturato”: uno spazio aperto, senza regole codificate, dove la relazione si gioca sul campo, tra imprevisti e scarti improvvisi. Se fosse un gioco da tavolo, le carte imprevisti toccherebbero ad ogni turno.

È in strada che il lavoro sociale ha imparato a rimettere in discussione le proprie certezze. Ed è in strada che Cat Cooperativa Sociale, come molte realtà del Terzo Settore negli anni ’90, ha iniziato a fare prossimità: educatori ed educatrici che escono dai servizi per incontrare chi non arriva a bussare alle porte. Così è nato il lavoro di strada, inteso come intervento educativo, a bassa soglia e orientato alla relazione.

La strada è un luogo dell’incontro non mediato. Qui si tessono relazioni con persone che spesso vivono l’emarginazione, l’assenza di diritti o la disillusione verso le istituzioni: adolescenti, sex workers, persone che usano sostanze, migranti, giovani della movida urbana, persone senza fissa dimora, persone trans e non binarie. Il lavoro di strada è azione di bassa soglia: accessibile, immediata, libera da vincoli burocratici. E soprattutto è lavoro educativo: accompagna, sostiene, orienta, senza mai sostituirsi. Non offre pacchetti di soluzioni, ma costruisce fiducia nei tempi e nei modi dell’altro.

È stato lo spazio di sperimentazione per la maggior parte di noi. Abbiamo “imparato” il lavoro sociale attraverso le uscite in strada, in équipe multidisciplinari, condividendo dubbi e apprendimenti in tempo reale. La città è stata e resta la nostra palestra. Attraverso questa raccolta di racconti vi lasciamo un po’ della passione per questa città che Cat Cooperativa Sociale, in questi 40 anni di lavoro di strada, ha abitato.

STRADA #1 LA STORIA DI EMMA

Emma è una donna albanese che l’Unità di strada Vivian Love, che svolge attività di prevenzione, riduzione dei rischi e tutela della salute dellə sex workers. ha conosciuto in strada. Accanto all’aspetto sanitario, Vivian Love si occupa di emersione delle vittime di tratta e grave sfruttamento lavorativo, di cui la prostituzione è una delle forme più diffuse.

Emma ci ha regalato la sua storia.

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QUALCOSA TI LASCIA, QUALCOSA RIMANE 

Quando stavo male bastava che vedessi qualcosa di verde, qualunque tipo di verde, un verde chiaro oppure un blu chiaro per stare un po’ meglio. Per me il verde rappresentava la speranza, la speranza che ce l’avrei fatta.Avevo un vestito verde, un po’ stretto, verde smeraldo, di raso, ma quando ho smesso di lavorare  l’ho buttato via, insieme a tutto quello che avevo dentro l’armadio. I tacchi sono anni che non li metto più. Come le gonne, mi fanno sentire in imbarazzo. A volte le metto, poi all’ultimo dico di no e mi cambio. Mi sembrano un ritorno al passato. Anche se sono passati tanti anni, se mi metto i tacchi o la gonna mi sembra che sia ieri che ho smesso di lavorare. Ora non lo sogno più, però quando esco e vedo qualcuno che è stato mio cliente rimane sempre la vergogna. Vedere un cliente, che magari mi riconosce e dice “ah, ecco chi sei, tu sei quella lì”, è sempre qualcosa di imbarazzante, di vergognoso. Forse un po’ più per lui che per me. Però è qualcosa che non fa piacere. Fa questo effetto. Qualcosa ti lascia, qualcosa rimane.

SORELLANZA

Quando ho smesso di lavorare in strada, grazie ad un’amica ho trovato lavoro in un negozio. Ero brava, mi piaceva e mi facevano un sacco di complimenti. Dopo poco tempo sono diventata amica di una ragazza che lavorava con me, ancora adesso ci si vede spesso. Parliamo di tutto, ma non le ho mai detto quello che facevo prima.  Anche lei ha avuto una storia difficile e ci siamo capite. Ha capito la mia sofferenza e ha riconosciuto il mio coraggio, anche se non le ho raccontato niente.  Lei è brasiliana e da un viaggio di ritorno a casa mi ha portato una foglia che si trova solo da quelle parti e porta fortuna a chi la tiene in tasca. Io la tengo sempre nel portafoglio. Aveva ragione, mi ha portato fortuna.

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