Il Romanes, la lingua parlata dai rom e dai sinti, si è originato dalle parlate popolari del nord ovest dell’India derivanti dal Sanscrito ed è ricco di termini persiani, curdi e greci. Termini che testimonierebbero il tragitto percorso dal continente indiano all’Europa, non unanimamente definito, tra l’VIII e il XII secolo. Dopo la penetrazione in Europa i termini sono variati secondo le lingue frequentate. Il romanes è una lingua non codificata, costituita da vari dialetti, ed è la lingua parlata da uno dei popoli più sottoposti a tentativi di emarginazione, di rieducazione di soppressione fisica e culturale.
I rom e i sinti sono reti di famiglie che riescono a evidenziare il funzionamento dello Stato nazione poiché si sottraggono alle logiche che lo sottendono, come ha ben evidenziato la storica Henriette Asséo definendoli “popoli resistenza”. Nei secoli, i rom e sinti, hanno generato precise strategie che non hanno permesso la loro assimilazione da parte delle società maggioritarie. Ma quanti altri gruppi sociali, popoli, stanno costruendo, esplicitamente o sottotraccia, azioni di resistenza a processi di esclusione sociale, di marginalizzazione, di assimilazione da parte dalle cosiddette società maggioritarie? Quanti altri gruppi, intorno a noi, sviluppano forme di comunicazione che non sono comprese o accettate attirando così verso di sé azioni sociali o politiche di esclusione o di messa a distanza? Dalla complessità e dalla diversità delle grandi aree urbane emergono diversi modi di comunicare, esprimersi e vivere la città, includendo gerghi giovanili, slang territoriali, espressioni legate alla tecnologia, termini legati all’immigrazione, riflettendo una società multiculturale e in continua evoluzione. Non si tratta di una singola lingua, ma di una molteplicità di Linguaggi che coesistono e si influenzano a vicenda, creando un “testo” urbano da interpretare. Temi quali la creazione di ponti, la cura del bene comune dovrebbero continuare a restare al centro dell’agire di ogni operatore sociale. Inopportuno, se non professionalmente squalificante, indossare guanti.