inclusione

incluṡióne s. f. [dal lat. inclusio -onis]. – 1. a. L’atto, il fatto di includere, cioè di inserire, di comprendere in una serie, in un tutto (spesso contrapp. a esclusione) (Treccani, Vocabolario online)
di Jacopo Lascialfari

Inclusione significa interrogarsi su chi viene riconosciuto come parte di un noi contrapposto ad un’alterità, a un loro. Inclusione significa tracciare un confine tra qualcosa che sta dentro e un diverso che sta fuori, ogni azione volta all’inclusione comporta l’esclusione di ciò che non viene incluso. E per mantenere escluso ciò che non può e non vuol essere incluso si creano luoghi deputati a contenere l’esclusione.

[…] Le cose non andavano bene per Andy, Dopo essere uscito dal carcere era stato ospitato per due settimane in un centro di accoglienza per ex detenuti.  […] era una struttura aperta di recente, niente pareti ingiallite dal fumo, niente armadietti in lamiera grigia con le serrature spaccate, niente vecchie lavatrici che girano ininterrottamente nel salone di ingresso. Tutto era pulito e l’odore di disinfettante impregnava ogni stanza. […]

Andy aveva cercato durante le due settimane che gli erano state concesse, una soluzione alternativa. Aveva trascinato il suo enorme corpo, modellato da oltre vent’anni di sedentaria reclusione, da una parte all’altra della città in cerca di un monolocale Poteva contare su qualche soldo, frutto dei lavori eseguiti in carcere e della pensione minima di anzianità. Poche centinaia di euro. […] Dopo una decina di giorni Andy comprese che quella ricerca era vana. […]

La prima volta che l’avevano preso aveva vent’anni. Scriveva su un giornale antagonista. Si faceva. Come tutti i suoi amici del resto. Il suo amante era un noto editorialista di una testata nazionale. Era molto più anziano di lui, sposato e con figlie. L’aveva conosciuto in un locale notturno, un posto buio dove si incontravano gli omosessuali. All’epoca era forse l’unico luogo in città in cui non si rischiava di essere presi a bastonate perché diversi. Era stato un amore intenso ma di breve durata. L’editorialista dopo qualche mese si era stancato della sua giovane conquista e si era rimesso in caccia.

Andy ne era uscito a pezzi. Aveva creduto che quell’uomo tanto più grande di lui, così ben inserito nel mondo del giornalismo, avrebbe potuto aprirgli le porte della redazione di un qualche giornale nazionale. E invece niente. Non solo non gli aveva facilitato la carriera, aveva anche stroncato in modo netto il suo modo di scrivere. Andy era a pezzi. Aveva perso il conto di quante volte si faceva al giorno dimenticando lo scrivere e la lotta politica. I soldi non bastavano, neanche quando cominciò a prostituirsi nei pressi della stazione. […] Andy non sapeva più cosa fare. Fu il suo spacciatore a proporglielo. Seicento metri in tutto, da fare in piena notte, senza correre, rispettando quanto più possibile il codice della strada. Andy accettò. Erano bei soldi e sembravano facili da fare. […]

Da quella prima volta non si fermò più. Faceva il corriere per tutta la regione, accettava qualsiasi lavoro. Si sentiva invincibile. Guadagnava un sacco di soldi. Fu una domenica mattina che lo beccarono. Era in auto. Doveva portarla in un paese vicino. Era inverno, la nebbia fitta, li vide da lontano. Due agenti di polizia al volante con i lampeggianti accesi. Un controllo abituale. La fronte imperlata di sudore, le mani fisse sul volante, il motore lasciato acceso. Gli intimarono di scendere e di aprire il portabagagli.

“e cosa ci tiene in quelle valigie?” chiese un poliziotto.

Prese sei anni e due mesi con la condizionale. Lo avevano graziato perché aveva fatto alcuni nomi. La sua vita era ormai rovinata. Quando uscì non aveva più amici, non aveva più casa, non aveva più niente. Rientrare nel giro fu un obbligo. Cos’altro poteva fare? E così era trascorsa la sua esistenza. Tra carcere e delinquenza. Aveva accumulato una serie infinita di condanne. Aveva scontato gran parte dei reati che aveva commesso. Alcuni no. Non il tentato omicidio dell’editorialista. Per quello non l’avevano beccato, [,,,]

L’inclusione implica un doppio movimento: il centro che smette di essere centro e il margine che entra in dialogo senza essere annullato. Inclusione che non porta dentro qualcuno e che non crea luoghi di esclusione, un noi che non pretende di omologare un loro ma che si apre al confronto disponibile a perdere parte di sé nell’incontro con l’altro. La comunità che include non resta identica a se stessa accetta l’alterità come principio di rinnovamento in un processo in costante costruzione che obbliga continuamente a modificare limiti, confini e margini non eliminando le differenze ma riconoscendole come costitutive dell’umanità.

 

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